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Il sapore della scoperta

Tra storia ed enogastronomia

12 mesi di pura magia, 365 giorni di incanto, un paesaggio naturalistico mozzafiato in una terra che ha tutto da offrire. Il nome Rovere deriva dal termine latino Robur, una varietà di quercia capace di attecchire sull’Altopiano delle Rocche anche ad altissime altitudini. Nel sito, sin dall’epoca romana, è attestata la presenza di un’area votiva lungo la Via Poplica-Campana che collegava le città di Amiternum e Aveia Vestina con Alba Fucens. Dopo essere stata un’azienda agricola benedettina assume un ruolo chiave nel sistema difensivo territoriale. Si trasforma in castrum, ovvero in una piccola comunità difesa da una cinta muraria e da un castello di cui permangono le strutture edilizie sulla sommità del colle su cui sorge il borgo. Rovere conserva ancora oggi tutti i tratti antichi, la sua posizione di preminenza sull’altipiano delle Rocche regala scorci e paesaggi mozzafiato.

La cucina abruzzese completa il quadro di un soggiorno ispirato al benessere del corpo e della mente. I maccheroni alla chitarra sono uno dei primi piatti tipici di questo borgo, un impasto di uova e farina di grano duro tirato in sfoglie e tagliate con la “chitarra” dal sapore tradizionale. Altri primi rinomati sono i maccheroni alla molinara, i cannelloni all’abruzzese, ripieni di carne mista e le “sagne e fagioli”, zuppa di fagioli con tagliolini rustici d’acqua e farina. Nei secondi piatti primeggiano gli “arrosticini”, esili spiedini lignei con pezzetti di castrato cotti a brace viva e piatti di selvaggina o di animali da cortile come conigli e polli. Altro capitolo da non dimenticare è quello dei salumi, formaggi, pecorini e le mozzarelle di cui l’appassionato può tracciare a suo gusto una mappa personale. I dolci abruzzesi sono famosi nel mondo, su tutti abbiamo il torrone o il parrozzo battezzato da D’Annunzio. Certamente piatti tanto gustosi meritano di essere accompagnati da vini pregiati. Il Montepulciano d’Abruzzo, vino rosso di pieno corpo cha da giovane è vivo e robusto, invecchiato acquista una nobile austerità. Il Cerasuolo d’Abruzzo è un chiaretto rosso ciliegia (non rosato) e il trebbiano d’Abruzzo è un bianco asciutto e armonico, acidulo e ben fruttato, o il Pecorino.

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